“Prova a solcarmi – disse il mare -. Ti frullerò come faccio con le onde, stordirò i tuoi sensi con il mio profumo, ti farò sentire perduta perché ti sembrerà impossibile abbracciare la mia infinita grandezza. Ma se saprai conquistarmi, le carezze saranno così dolci da farti dimenticare la tua meta e chi sei; e ti basterà immergerti in me per continuare a respirare”. 

Così, un giorno, mentre pensavamo che fosse giusto, mentre non ci pensavamo, era solo naturale che non succedesse più niente, così, un giorno: ecco. Un giorno sì. Fra 7 miliardi di persone che in ogni istante si incontrano,si parlano,si baciano,si accarezzano un ginocchio,si mandano una mail,prendono un aperitivo,mentre una ne insegue un'altra e quella insegue se stessa: sì. Tocca di nuovo a noi. A me? Proprio a te. E sta già succedendo. Cosa? Cosa è che sta succedendo? Che t'innamori. Io? Tu. No,no. Sì,sì. Non sono pronto. Nessuno lo è. Non ci credo più. Problemi tuoi. Sarà un casino. Sì. Qualcuno si farà del male. Probabilmente tutti. O magari... O magari no. Comunque non ho tempo. Lo troverai. Non ne ho bisogno. Invece sì. Non ne ho voglia. In verità? In verità ho paura. Tanto ormai è successo. E quando? Adesso. - Chiara Gamberale, Adesso Adesso, di Chiara Gamberale

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“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”. – Italo Calvino, Il barone rampante.

L’amore, (nonostante) tutto (sommato)

“La foto di noi che preferisco è fatta in collina. Il sole tramonta dietro agli alberi, al di là dei nostri profili. Tu tieni il cellulare con una mano, con tutto l’altro braccio mi sorreggi, mentre io resto in bilico sulle punte dei piedi. Per tutti questi motivi, l’inquadratura è sfocata, come il nostro equilibrio precario in cima al promontorio che incornicia la mia amata città sul mare. Così, si intravede appena il profilo delle nostre labbra che si toccano. O forse lo distinguo solo io, quel bacio dolce ma intenso, sapendolo esserci stato. Come quel sogno che diventava palpabile quando eravamo assieme. Una realtà parallela solo nostra, dove per un attimo di eternità ci era permesso essere felici”.

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Non aveva più niente, ma le avevano dato il mare. Il suo dondolio perpetuo, la profondità dei suoi colori, la pericolosità dei suoi cattivi umori, la purezza d’animo di chi solca con sentimento le onde. E, nell’infinito, ritrovò se stessa.

E la tua vita, che è un libro e lo scrivi tu assieme a chi ti vuole vivere. E tu vai avanti, di pagina in pagina. E ti gusti ogni riga delle cose belle e di quelle rare. E tieni duro quando la trama si complica, che magari nemmeno la domini bene e ti viene pure da piangere. Ma andare avanti, vivere, vuol dire scrivere e leggere fino in fondo. Senza rimanere fermi a pagina 10.